La menzogna eretta a sistema
Articolo tratto dal capitolo Conclusioni del mio nuovo libro di Yoga Correttivo
In periodi in cui la menzogna è eretta a sistema, affermare la verità è un atto rivoluzionario (George Orwell)
Siamo arrivati alla fine di questo libro in cui sono apparse tante foto ed esercizi. Avrei potuto continuare perché la pratica dello Hatha-Yoga, come del resto ogni altro aspetto della vita è un viaggio continuo, che non finisce mai.
Mi auguro, sinceramente, di essere riuscito a stimolare un maggiore interesse per questa meravigliosa disciplina e confido di avere dato un contributo affinché ogni praticante possa sperimentarne personalmente i benefici e godere di maggiore benessere e vitalità.
Voglio ribadire la mia convinzione, già espressa nel mio precedente libro (nota vedi il libro Yoga dinamico, edito da Macro-Edizioni) secondo cui lo Yoga deve rimanere una disciplina pratica e viva, che pur rispettando i principi fondamentali dell’insegnamento, deve immergersi nella realtà dei tempi in cui viviamo e rispondere in modo efficace alle grandi sfide che tutti noi dobbiamo affrontare nella società contemporanea.
Nei paesi occidentali e specialmente in Italia lo Yoga è diventato una moda. Corsi di Yoga vengono offerti nelle palestre, nei centri benessere, fanno parte delle attività offerte nei programmi di vacanza di molte agenzie e tour operator.
Questo sviluppo può essere utile, ma c’è il pericolo che la pratica dello Yoga venga banalizzata e diventi qualcosa simile ad altre forme di passatempo per turisti in vacanza.
Lo scopo principale dello Yoga è lo sviluppo della nostra consapevolezza, di cui c’è estremo bisogno in una epoca in cui tutto tende ad essere globalizzato e ridotto a un prodotto di consumo.
Ritengo che la pratica dello Yoga non debba solamente essere un diversivo o un mezzo per allentare le tensioni del lavoro e lo stress della vita urbanizzata. Un praticante di Yoga dovrebbe essere sensibile e consapevole dei problemi della società in cui viviamo, che alimenta delle forme di vita che danneggiano la nostra salute, appiattiscono la qualità della vita e mettono in pericolo la nostra stessa sopravvivenza.
Tradizionalmente in India gli adepti dello Yoga si ritiravano nelle montagne per dedicarsi alla meditazione e alle pratiche spirituali; dopo anni di vita solitaria, ritornavano nel mondo per condividere la loro saggezza con la comunità da cui provenivano.
Se anche noi facessimo questo ci sarebbe il grande rischio: al nostro rientro nel “mondo” lo troveremmo trasformato in un’immensa pattumiera.
Sono convinto che il compito (Dharma) e la grande sfida per il praticante Yoga è di rimanere in comunità per dare il proprio contributo ad una presa di coscienza collettiva e per impedire che l’ingordigia e la sete di potere di pochi, approfittando dell’acquiescenza della grande maggioranza inconsapevole, continui ed inquinare la terra e a distruggere le varie forme di vita.
Quando la menzogna è eretta a sistema dire la verità è un atto rivoluzionario. Questa affermazione di George Orwell è più che mai attuale nel nostro presente, in cui le tecniche di comunicazione di massa sono talmente raffinate che è difficile farsi una idea obiettiva ed indipendente di quello che succede nel mondo.
Problemi di portata planetaria come i mutamenti climatici, l’inquinamento diffuso, la fame nel mondo e così via, non saranno risolti dal libero mercato, dalle riunioni di grandi e costose Istituzioni internazionali.
Faccio l’esempio del recente vertice a Roma della FAO, l’agenzia dell’O.N.U per l’alimentazione e l’agricoltura, che nel 1996 si era data l’obiettivo di ridurre entro il 2015 il numero degli 800 milioni di esseri umani che soffrivano la fame.
Oggi, nel 2008, il numero è aumentato e la crisi alimentare rischia di farlo crescere.(1)
L’assurdo è che tra i principali interlocutori di questo vertice ci siano quelle aziende multinazionali che producono sementi e fertilizzanti e che sono corresponsabili di quei problemi che essi vorrebbero aiutare a risolvere.
Come giustamente osserva Carlo Petrini, è inutile e dannoso chiedere o sperare che l’agricoltura industriale risolva i problemi che essa stessa ha creato, che i produttori di OGM, i venditori di sementi, i produttori di cibo spazzatura (Junk food) quelli che fanno viaggiare i cibi da un continente all’altro, riescano a vincere la fame nel mondo.
L’alternativa a questo stato di cose consiste nel passaggio ad una agricoltura biologica, decentrata e su basi cooperative, che non dipenda dalle multinazionali.(2)
Di fronte a problemi come quello sopra citato a titolo di esempio, di fronte alle influenze nefaste della pubblicità consumistica che crea bisogni superflui, noi in quanto praticanti dello Yoga, abbiamo la responsabilità di prendere posizione, affermare la nostre convinzioni e rifiutare il ruolo di semplici e passivi consumatori.
Non si tratta di fare politica di destra o di sinistra, ma piuttosto di affermare e salvaguardare i nostri valori spirituali, basati sul rispetto della natura e della vita nelle sue molteplici manifestazioni, sulla convivenza pacifica, sullo scambio e sulla solidarietà.
Anni fa, Nelson Mandela invitato a parlare al World Economic Forum sugli effetti della globalizzazione ha detto: “È mai possibile che la globalizzazione porti benefici solo ai potenti, a chi ha in mano le sorti della finanza, della speculazione, degli investimenti delle imprese? È possibile che non abbia nulla da offrire agli uomini, alle donne, ai bambini che sono devastati dalla violenza e dalla povertà?”
La cultura, il cibo, la biodiversità, l’acqua, i mezzi di sussistenza tutto è trasformato in mercato. Le leggi della concorrenza giustificano la distruzione della natura, della cultura e dei mezzi di sussistenza. Il controllo centralizzato operato dalle multinazionali è accompagnato dalla disgregazione degli ecosistemi e delle comunità economiche locali.(3)
Abbiamo il dovere di riparare le conseguenze che derivano dal funzionamento dei mercati, e trovare una soluzione ai problemi sollevati da Mandela. Questo è un impegno che riguarda tutti, cui ognuno nel suo piccolo può contribuire accettando la sfida.
La fame non dipende dalla mancanza di cibo, ma dalla mancanza di soldi: il pane e il riso ci sono, è il denaro per comprarli che non c’è. L’espianto delle colture locali per fare posto all’industria agricola sta riducendo alla miseria e alla fame milioni di contadini, che non solo non possono riempirsi lo stomaco con l’auto-produzione, ma sono costretti a comprare dalle multinazionali a prezzi di mercato sempre più esosi, sementi brevettate. Gli OGM sono nei fatti uno dei volti dell’imperialismo economico.(3)
Mentre oltre 850 milioni di persone nel mondo soffrono la fame e la denutrizione, il 90% dell'agricoltura mondiale è dedicata alla produzione di mangime per animali. Come ha scritto Piergiorgio Odifreddi è moralmente vergognoso dedicare tanto del potenziale agricolo mondiale a produrre cibo per nutrire animali, affinché i Paesi ricchi possano mangiare tanta carne quanto desiderano.
Inoltre bisogna considerare gli effetti nocivi per la salute di un modello alimentare basato su un eccessivo consumo di proteine e grassi di origine animale.
Tale modello alimentare è sostenuto dalle multinazionali, che producono sementi, pesticidi ed ormoni, allevano e macellano animali, controllano la distribuzione e la produzione di carne.
Mentre nel nord del mondo i pericoli per la salute sono costituiti dall'obesità e da malattie causate da eccessivo consumo di carne, il sud del mondo viene privato della risorse necessarie alla sopravvivenza.
Per non parlare degli enormi costi ecologici e dell’inquinamento conseguenti al consumo di carne. Esiste una tale mole di studi e ricerche sull’argomento che solo chi ha degli enormi interessi da proteggere può disconoscere o sottovalutare.(4)
Se continuiamo a restare indifferenti nel nostro benessere e non proviamo disagio di fronte a chi non ha nulla, la nostra “pratica” dello Yoga perde il suo significato intrinseco e si riduce, a livello fisico, ad un trastullo superficiale, a livello mentale, un’altro “trucco” della mente che ci inganna portandoci a razionalizzare la nostra decisione di metterci il paraocchi, per non vedere quello che potrebbe turbare la nostra “buona” coscienza.
In conclusione mi auguro che i “nuovi” adepti dello Yoga, unitamente ai “vecchi” si facciano promotori di quei valori etici ed educativi che sono le fondamenta della nostra disciplina.
Sopratutto dobbiamo fare in modo che ognuno di noi prenda coscienza del fatto che il progresso tecnologico se da un lato permette di produrre enorme quantità di beni di consumo, dall’altro ingigantisce lo sfruttamento della natura, praticato in cambio di utilità sempre più frivole e al costo di distruzione di risorse non rinnovabili.
La potenza creatrice della tecnica, piuttosto che verso le finalità frivole del consumo, dovrebbe essere indirizzata verso la realizzazione di una società più giusta, il soddisfacimento di bisogni collettivi più urgenti, il conseguimento di scopi culturali veramente trascendenti.(5)
Ognuno di noi può dare il suo contributo per il raggiungimento di questi obiettivi comuni, che migliorerebbero la qualità della nostra vita e il livello della nostra consapevolezza. Concludo citando una frase che dovrebbe farci riflettere, aiutare a superare ogni sensazione di inadeguatezza, e spingerci all’azione “se tutti gli uomini di poco conto, facessero cose di poco conto si cambierebbe la faccia della terra”
Note
(1) “Il vertice dei ciechi”, di Carlo Petrini, (La Repubblica, 4 Giugno 2008)
(2) vedi elenco letture consigliate nella bibliografia, in particolare il libro “Processo alla globalizzazione”
(3) vedi Vandana Shiva “Il WTO e l’agricoltura del terzo mondo” in “Processo alla globalizzazione”
(4) vedi bibliografia e inoltre Michele Serra su La Repubblica del 7 Giugno 2008
(5) vedi articolo di Giorgio Ruffolo su La Repubblica (30 Maggio 2008); vedi anche la bibliografia e in particolare i siti www.scienzavegetariana.com e www.vittoriocalogero.com



