Confusione... confessione

Perché non appartengo a nessuna confusione

©2004-2007 Vittorio Calogero

Lo scrittore Antony De Mello, nel suo stimolante libro intitolato "Ad un aquila che si crede un pollo", di cui consiglio vivamente la lettura, racconta la storia di un bambino, il quale ad un gruppo di "adulti" che gli chiedevano a quale "confessione" appartenesse, risponde candidamente «Io non appartengo a nessuna "confusione"».

Quando una credenza ha per oggetto verità rivelate si chiama fede. Molti di noi sono cresciuti in un ambiente in cui "a parole" la grande maggioranza di cittadini affermava di professare la religione cattolica e hanno subito tanti condizionamenti ambientali e assorbito tante idee di religiosità, che con il tempo hanno scoperto essere false ed ipocrite.

Sarebbe interessante in merito leggere il libro del filosofo e scienziato inglese Bertrand Russell intitolato "Perché non sono cristiano".

Mi rendo conto che, soprattutto quando parliamo di religioni, entriamo nello spazio sconfinato, paradossale ed assurdo delle credenze. Un dizionario definisce la credenza come una "persuasione generica anteriore alle prove, ma dipendente da un complesso di fattori psicologici svariati".

Ogni cultura possiede un patrimonio di credenze, che costituiscono un sistema ideologico, destinato ad offrire un orientamento nei confronti del mondo. Ogni sistema di credenze ha un carattere totalizzante, copre cioè tutti gli ambiti della realtà. Sembra rientri nella natura umana la necessità di avere delle credenze.

L'uomo, essere limitato, ha bisogno di sicurezza, di certezza, di un sistema di credenze cui fare riferimento. Quando il futuro rappresenta una minaccia, è difficile vivere il presente con serenità. La certezza e l'arroganza possono essere compensazione di fragilità interiore e timidezza.

Perché c'è Dio? Perché è necessaria l'ipotesi di Dio? Il Maestro Osho risponde: Dio esiste perché sei pieno di paura: Dio è la tua paura, proiettata nei cieli, sublimata.

Majid Valcarenghi, nel libro "Dio creò l'uomo" - edizioni Re Nudo, scrive: "Dio è la risposta che la mente, nella sua limitatezza, dà agli interrogativi più vasti e profondi. Il danno più grave che le religioni hanno arrecato all'umanità è quello di avere reso quasi impossibile all'uomo l'incontro con la propria spiritualità".

Il monoteismo, proponendosi come religione di una civiltà superiore al politeismo, non ha esitato ad imporre il proprio unico Dio con le armi e la violenza. Le chiese non si occupano della crescita dell'uomo, ma della sua integrazione ad un modello di comportamento, funzionale al sistema sociale dominante, cioè al potere.

Che cosa ha permesso che la religione cattolica, costruzione umana, diventasse storicamente un grande strumento di potere? Nel suo libro "Carisma e potere" il teologo Leonardo Boff, ispiratore e fautore della teologia della liberazione, mette in evidenza come l'autorità, stile romano e feudale, abbia caratterizzato la gerarchia piramidale della chiesa cattolica. Questa è anche una gerarchia personalizzata e considerata sacrale, intoccabile e non soggetta ad alcuna critica interna.

Quale idea l'autorità ecclesiastica si fa di se stessa? Essa, afferma Boff, si considera l'esclusiva portatrice della rivelazione di Dio, con l'obbligo di programmarla e difenderla. Purtroppo il destino di quelli che pretendono di possedere la verità è l'intolleranza. Il gruppo dei detentori dei mezzi di produzione simbolico o reale elabora la propria teologia o ideologia che viene a giustificare e a rafforzare il suo potere.

Si può sperare, si domanda Boff, in una Chiesa che rompa il patto storico con le forze egemoniche e si converta effettivamente alla povertà evangelica? La chiesa istituzione, come qualsiasi sistema autoritario, svolge le argomentazioni giustificatrici della propria esistenza. La ragione, abbandonando la sua funzione critica, diventa uno strumento del sistema. L'idea della chiesa bella e pronta con la sua struttura è propria dell'ideologia, che presenta come naturale ciò che è storico e come divino ciò che è umano. Sacramentum, una delle parole più antiche del cattolicesimo, traduce la parola greca mysterion.

Eppure Gesù non aveva predicato la chiesa, ma il regno di Dio, perdono, giustizia, amore. Non sacralizza i privilegi, che generano caste e divisione tra gli uomini. Boff auspica che la nuova Chiesa possa diventare veramente evangelica.

La chiesa di Cristo è, come istituzione, essenzialmente gerarchica: "Cristo ha trasmesso i suoi poteri agli apostoli", ma chi afferma ciò sono gli stessi interessati, cioè la gerarchia ecclesiastica.

Assistiamo alla razionalizzazione della religione, dove il clero deriva il principio della propria legittimità da una teologia eretta a dogma, della cui validità egli stesso si fa garante.

La costituzione di un corpo di esperti, staccato dalla comunità, si accompagna ad un processo di espropriazione oggettiva del potere religioso degli altri membri, i quali diventano laici, relegati alle semplice funzioni di spettatori della vita della chiesa.

Paolo Freire ha dimostrato il carattere patologico di questo tipo di rapporto perché, egli afferma, l'uomo deve essere partecipe e non solo spettatore della propria salvezza. Gesù non ha predicato la Chiesa, ma il regno di Dio.

Lo scrittore sud americano Josè Saramago afferma: «Mai nella storia le religioni sono servite ad avvicinare gli uomini, al contrario sono sempre state motivo di intolleranza e di odio. Credo che lo capisca chiunque. Potrei anche immaginare» continua Saramago «che esistesse un Dio, da qualche parte. Ma se esiste deve essere un Dio unico. Che senso ha invece sventolarsi gli uni contro gli altri le bibbie e i corani? La verità è che le religioni non solo non hanno mai reso gli uomini fratelli, ma neanche buoni vicini. Soltanto nemici». L'autore conclude con una riflessione: «Raramente si nota che chi dice di uccidere nel nome di Dio trasforma Dio in un assassino».

Una volta ho letto questa frase: "I filosofi usano la ragione come pretesto per uccidersi l'un altro". Si potrebbe modificare questa affermazione scrivendo: gli uomini utilizzano la religione come pretesto per uccidersi l'un l'altro. La successione ininterrotta di guerre e conflitti, rivela la presenza di una carica di aggressività istintiva costante, sempre pronta ad esplodere al più piccolo stimolo.

Lo studio del modo in cui è stato usato e si utilizza il linguaggio nella comunicazione, dimostra che questo può diventare un ulteriore strumento di controllo e di manipolazione. Ciò ovviamente si verifica anche nel campo religioso. Bisogna comprendere che l'istituzione, in quanto potere, utilizza solo quel linguaggio che non mette in discussione lo stesso potere. A conferma di ciò si può constatare come a molte parole chiave, poste a base dell'istituzione religiosa cattolica, è stato dato un significato completamente diverso da quello originario.

Per esempio la parola Ekklesia, spiega il teologo L. Boff, significa in greco popolare: assemblea di cittadini, uomini liberi, convocati da un araldo per discutere nella piazza le questioni riguardanti la comunità. La chiesa è l'incontro della comunità dei fedeli per celebrare la propria fede. E questo è un "accadimento" e non un'istituzione.

Boff elenca altra parole il cui significato è stato trasfigurato: la parola carisma da charis, intesa come gratuità, benevolenza, dono di Dio, che si dà all'uomo. Carisma è una manifestazione della presenza dello spirito nei membri della comunità. Questa espressione dovrebbe riferirsi allo spirito e non alla volontà di autoaffermarsi; dovrebbe essere rivolta a beneficio della comunità e non a sostegno dei propri interessi.

La tentazione della Chiesa e dei suoi membri, è quella di instaurare il potere di alcuni sugli altri, cioè un carisma che tende a ridurre l'altro al silenzio. Ma questo non è più carisma, ma concupiscenza e desiderio di potere.

Ascesi, questa parola spesso incompresa, oppure interpretata come distacco dal mondo, in realtà deriva dal greco askesis, connesso al verbo askeo che significa "esercitarsi". L'ascesi, come spiega dettagliatamente Romano Guardini nel libro "La fine dell'epoca moderna", è altissimo esercizio dell'anima, capacità di staccarsi dalla realtà. Insomma, l'ascesi si raffigura come "un tenere se stessi nelle proprie mani", un concetto che Romano Guardini ha colto in modo davvero esemplare. Così egli scrive: "Ascesi significa che l'uomo tiene se stesso nelle proprie mani. Perciò deve riconoscere nel suo intimo il male ed affrontarlo in modo efficace. Deve ordinare i suoi impulsi fisici e spirituali, ciò che non è possibile senza il superamento di sé; deve educarsi a possedere in libertà i suoi beni e a sacrificare le cose inferiori a quelle più alte".(1)

Nel suo libro "Trinità e società", Leonardo Boff mette in evidenza il carattere sessista e patriarcale delle teologie cristiane, che non sono universaliste, perché vengono prodotte esclusivamente dai maschi. Storicamente il Re, come potere assoluto, veniva presentato a immagine e somiglianza del Dio assoluto (Princeps legibus solutus est). La triade vescovo/prete/diacono, su cui si costruiva la comunità, si adeguava alle forme autoritarie, proprie del mondo antico e poi di quello feudale.

Nonostante le vicende storiche, lo spirito comunitario è rimasto sempre presente, almeno in pochi spiriti liberi, che hanno avuto il coraggio di immaginare, proporre una "utopia" capace di liberare energie di trasformazione sociale verso forme più egualitarie di convivenza.

Nel suo libro "Testimoni di Dio nel cuore del mondo", Leonardo Boff, riferendosi alla storia della chiesa cristiana nel sud America, si domanda come una società cristiana possa assimilare un sistema basato sull'oppressione e sulla violenza. «In America latina» afferma Boff «c'è una deprecabile manipolazione del nome di Dio: un Dio supremo che comanda di osservare le leggi della natura, interpretando come tali la libera concorrenza, il dominio del più forte e giustificando ideologicamente lo status quo costituito». La parola di Dio ha fatto spesso il comodo degli uomini come strumento di potere. «Gesù incarna l'offerta della salvezza universale specialmente per gli afflitti, i malati, i poveri». Infine Boff si augura che si faccia teologia in funzione della vita, perché è la vita che giudicherà il valore di ogni teologia. «Forse» afferma Boff «ci sono troppi teologi e troppi pochi mistici, "e sono proprio i mistici che fanno avanzare la storia"».


(1) Per ulteriore approfondimento si rinvia il lettore alle opere tutte validissime di Leonardo Boff tra cui: Carisma e potere, Trinità e società, Testimoni di Dio nel cuore del mondo, La chiesa dei poveri, Editrice Datenews; Ethos Mondiale, alla ricerca di un Ethos mondiale nell'era della globalizzazione. Editrice Gruppo Abele.
(2) Romano Giardini La fine dell'epoca moderna.
(3) Paolo Freire, Pedagogia dell'oppresso.