Donna che amano troppo
Commenti alla lettura dell'omonimo libro di Robin Norwood
©2005-2007 Vittorio Calogero
C’è un’espressione che dice "bisogna leggere due volte quel libro che merita di essere letto una volta".
Attratto dal titolo di questo libro, lo acquistai ma, arrivato a casa, avendo già tanti altri libri da leggere, gli diedi solo una rapida occhiata e mi sembrò che ci fosse poco di nuovo. Non amo i libri di psicologia basati sulla presentazione di storie vissute, che gli autori prendono come esempio per condividere le proprie esperienze in terapia.
Tuttavia in questo caso qualcosa è stato diverso, perché quando ho ripreso in mano il libro con più calma, sono stato attratto dalla profondità dell’analisi dell’autrice, riuscendo a chiarire tanti meccanismi della psiche e del comportamento umano, che per me sono sempre stati motivo di interesse.
Per esempio, mi sono spesso domandato per quale motivo gli esseri umani, dotati di un cervello con una struttura meravigliosamente complessa e poderosa, lo utilizzino per creare la propria infelicità. Come mai l’essere umano, pur cercando il piacere, finisce spesso per scegliere tutto ciò che crea dolore e sofferenza?
A simili interrogativi hanno cercato di rispondere, nel corso della storia del pensiero umano, tanti sistemi filosofici o religiosi. Per esempio Siddharta, il buddha, raggiunta l’illuminazione, insegnò che la radice della sofferenza è il desiderio. Io ho avuto illuminanti risposte, leggendo e rileggendo il libro della Norwood, che molto sagacemente analizza le relazioni tra le nostre esperienze infantili e i nostri comportamenti in età adulta
Certamente sull’argomento c’è una letteratura vastissima ma non possiamo leggere tutto ciò che esiste sul mercato. Negli U.S.A, si stampano circa 60.000 nuovi libri all’anno, per cui una persona che volesse leggerli tutti impiegherebbe circa 17 anni. E allora, poiché bisogna necessariamente selezionare, ritengo che quando qualcuno ci indirizza ad un buon libro, che tratta di argomenti che ci stanno a cuore, ci fa un enorme servizio. Chi è alla ricerca di un libro che aiuti a capire le ragioni del nostro comportamento da adulti, in relazione alle nostre esperienze infantili, può trovare un grande aiuto nel libro della Norwood, che parla soprattutto di donne, ma che può essere utile anche agli uomini, per capire meglio se stessi e le… donne. Ecco alcune delle idee più importanti.
L’accettazione è l’antitesi delle negazione e del controllo. Quando essere innamorate significa soffrire stiamo amando troppo. Quando amiamo troppo in realtà non amiamo affatto, perché siamo domate dalla paura. Paura di restare sole, di non essere degne di amore. Chi ama troppo tende a cercare di cambiare la persona amata, per farla diventare simile a ciò che si vorrebbe che fosse.
Il possesso in amore è un’illusione stupida in nome della quale si fanno tante sciocchezze. Neghiamo quello che per noi è penoso accettare. Quando l’ambiente familiare è insano, poiché la nostra famiglia nega la nostra realtà, cominciamo a negarla anche noi, perché non siamo in grado di valutarla realisticamente.
Nel dialogo amorevole con le sue interlocutrici, le donne, la Norwood lavora per risvegliare la loro consapevolezza, facendo loro osservare che, non avendo ricevuto autentico affetto, esse cercano di saziarne il bisogno per interposta persona. Dice loro: "La vostra autostima è bassa. Siete convinte di non meritare di essere felici. Poiché nell’infanzia non vi siete mai sentite sicure, avete un bisogno disperato di controllare il vostro uomo e la vostra relazione".
Nelle famiglie disturbate, i bambini vengono sminuiti nella loro capacità di comprendere i sentimenti propri e di mettersi in relazione con gli altri. Quando le bambine sentono la mancanza dell’affetto di cui hanno bisogno, si impegnano in uno sforzo tortuoso per ottenere le cure affettuose cui aspirano. Se i loro genitori non riuscivano a trovarle degne del loro amore e della loro attenzione, come possono esse credere di valere qualcosa come persone? Credono invece di essersi macchiate di colpe terribili e di dovere soffrire per espiarle. Si danno da fare per dimostrare di essere buone, perché non credono di esserlo.
Cercano un uomo diverso da quello che veramente vogliono e sognano che, per merito loro, diventi il loro ideale. Gli uomini attraenti sono quelli che hanno bisogno di aiuto; alla radice del loro fascino c’è il desiderio della donna di essere amata e soccorsa. Così queste donne si servono delle loro relazioni sentimentali come di una droga, per stordirsi.
Trovano eccitante l’uomo imprevedibile, romantico. Le donne che amano troppo provano una sensazione di noia quando si trovano con un certo uomo “a posto”. Provano piacere nella lotta per manipolarsi reciprocamente, e non sono capaci di sentirsi bene con se stesse. Quando un uomo, oltre all’attrazione sessuale per loro prova amore e affetto, esse si spaventano e fuggono o lo fanno fuggire.
La Norwood distingue l'amore come passione, dall'amore come Agape, cioè come relazione stabile e impegnata, con fiducia, rispetto, sincerità con se stessi, che permette di creare un’intimità autentica e profonda con valori e fini condivisi. Invece, temendo l’ignoto che sta dentro di noi, trascuriamo la vera ricchezza che la fiducia reciproca ci consentirebbe di raggiungere, l’intimità più autentica.
Così la donna adulta finisce per ripetere tutto quello che aveva fatto da bambina, sgobbare, essere brava, non chiedere niente per sé stessa. Il sacrificio era stato sempre il suo modello di comportamento. Senza qualcuno da amare o qualche sofferenza da sopportare si sentiva perduta. Ciò la predisponeva a relazioni amorose, che implicassero sofferenze, anziché soddisfazioni personali. Si sentono bene con persone che ricreano lo stesso tipo di rapporti che hanno caratterizzato la loro infanzia.
La tendenza alla depressione si dimentica impegnandosi in relazione caotiche, ma stimolanti. Per guarire occorre cercare il senso del proprio valore da fonti diverse da un uomo, vivendo senza dipendere da lui per la propria felicità.
Dobbiamo opporci all’immaturità superficiale e frustante delle relazioni personali esaltate dai mass media. Nella letteratura, gli amori contrastati o non ricambiati vengono esaltati al massimo. Quindi tendiamo a credere che la profondità dell’amore si misura dalla sua sofferenza. Chi soffre davvero ama di vero amore.
La Norwood evidenzia che da adulti continuiamo a comportarci secondo il ruolo che avevamo accettato nella famiglia di origine. Questo ruolo consisteva nel negare i nostri bisogni personali, per cercare di provvedere a quelli degli altri membri della famiglia. Invece di riconoscere la nostra paura e i nostri bisogni ignorati, continuiamo a donare e aiutare, sperando che la nostra paura scompaia e che la nostra ricompensa sia l’amore. Dobbiamo trovare delle persone con cui avere lo stesso ruolo che avevamo da piccole. Per questo, le donne che amano troppo scelgono il partner che fa loro provare gli stessi sentimenti e le stesse provocazioni che avevano incontrato crescendo. Si sentono a posto con la persona con cui possono ricreare le mosse conosciute di un tempo, provando gli stessi sentimenti a loro familiari. Nella donna che ama troppo operano due fattori:
1) corrispondenza tra i modelli di comportamento nella sua famiglia originale ed il cambiamento dell’uomo;
2) spinta a ricreare e a superare la situazione dolorosa del passato.
L'autrice nota come sia difficile interrompere queste relazioni (morbose), perché esse ci ricordano i nostri struggimenti infantili mentre si sta cercando di superare le vecchie paure, sofferenze dell’infanzia. Smettere significa rinunciare ad una occasione preziosa di trovare sollievo di rimediare ai torti che ci sono stati fatti.
Quando entra nella nostra vita un uomo interessato al nostro benessere di solito lo ignoriamo. Questo uomo viene relegato al ruolo di “caro amico” perché non riesce a suscitare quel tuffo nel cuore che chiamiamo amore. Da tempo abbiamo imparato ad associare amore e dolore per cui preferiamo il dolore. Per ogni uomo alcolista ci sono un mucchio di donne co-alcoliste in cerca di qualcuno da salvare.
Racconti di storie vissute
Le mogli di carcerati possono vivere l’intimità solo nella fantasia. Con i mariti in prigione trovano più facile vivere nel loro sogno, invece di lottare per concretizzarlo nel mondo reale.
Sue era cresciuta in solitudine, sempre con il desiderio di sentirsi vicina a qualcuno, ma anche per lei la cosa era difficile. Suo padre era capitano di marina e a sua madre ciò non dispiaceva. Erik desiderava amore e affetti senza voler correre il rischio di una vera intimità.
La Norwood evidenzia che il tema delle donne che redimono gli uomini con il dono del loro amore disinteressato non è affatto un’idea moderna, e richiama la favola: La Bella e la Bestia, l’avventura della donna bellissima, che a contatto dell’uomo selvaggio, animalesco (la bestia), riesce a ammansirlo e a trasformarlo, fino a che questo ritorna l’essere bello e nobile che era in precedenza. Il tacito assunto culturale è che possiamo cambiare qualcuno in meglio, con la forza del nostro amore. Però le donne che amano troppo sono spinte da un desiderio irresistibile di controllare chi è più vicino a loro. Questo desiderio di controllare nasce da una infanzia sottoposta ad emozioni schiaccianti come paura, rabbia, tensioni insopportabili.
La bambina sviluppa meccanismi di difesa che comprendono la negoziazione e il controllo. La negoziazione come rifiuto di riconoscere la realtà a due livelli: 1) ciò che accade; (2) i nostri sentimenti in merito a ciò che accade.
In una famiglia disturbata c’è sempre una visione riduttiva della realtà. È inevitabile che i bambini si assumano la colpa dei problemi più gravi della loro famiglia. L’essere buoni e il fare offerte di aiuto, in realtà, possono essere tentativi di controllare la situazione.
Molto chiaramente la Norwood analizza a fondo le motivazioni che stanno dietro al nostro bisogno di amare gli altri. Così scrive: "Quando gli sforzi di aiutare sono fatti da gente che proviene da ambienti infelici, si deve pensare ad un bisogno di controllo". Quando facciamo per un altro quello che potrebbe fare da sè, quando cerchiamo di cambiare il suo modo di agire, significa che stiamo controllando quella persona. Fortunatamente c'è un modo di prendere coscienza ed uscire da questi schemi ripetitivi di comportamento. Infatti la Norwood ha avuto modo di accompagnare tante donne che amano troppo attraverso la terapia, fino a quando esse hanno riconosciuto che il loro bisogno di amore non era altro che un tentativo inconscio di negare la propria sofferenza, controllando le persone più vicine. Ella cita svariate esperienze di sue pazienti. Una di esse così si confida: "Sono cresciuta con la convinzione che in me ci fosse qualche cosa di brutto. Nella nostra casa non c’era amore, solo il dovere. Riuscivo a stare vicino a qualcuno, soprattutto maschio, a patto che avesse bisogno di me. Non ero capace di accettare gli altri così come erano, perché non avevo accettato me stessa. Poi , finalmente, incontrai un uomo che non aveva bisogno di me. Allora imparai che non dovevo fare nulla, se non essere semplicemente me stessa”.
Un’altra donna confida : “Mio padre era un cappellano militare, non parlava molto ma il solo fatto che fosse in casa rendeva la vita difficile a tutti. Ero diventata la ribelle della famiglia – avevo un’ossessione per gli uomini impossibili. Avevo bisogno di tutte queste tragedie per sentirmi viva. Ritornano i temi della negoziazione e del controllo. Adesso ho capito che devo sviluppare un buon rapporto con me stessa, prima di avere rapporto con un uomo”.
In proposito la Norwood commenta: nessuno può amarci abbastanza da renderci felici! Quando dal nostro vuoto cerchiamo l’amore troviamo solo dell’altro vuoto. Per molte donne raccontate, il sentirsi necessarie, era un modo per negare il vuoto che sentivano dentro di sé e che nasceva dai primi anni dell’infanzia.
Nella famiglie disturbate i bambini si sentono responsabili dei problemi familiari e cercano di salvare le loro famiglie in tre modi: rendersi invisibili, diventare cattivi o essere bravi.
Rendersi invisibili, non chiedere nulla, non dare mai fastidio, non avere nessuna esigenza.
La felicità non può venire dalla pretesa di manipolare le cose e le persone ma dalla capacità di sviluppare una voce interiore, anche di fronte alle difficoltà. La Norwood ripete in varie occasioni alcune idee fondamentali, maturate dalla sua lunga esperienza di psicologa e terapeuta:
“Al fondo dei nostri sforzi di cambiare un’altra persona c’è una motivazione egoistica: la speranza che, riuscendo a cambiarla, saremo felici". Invece è proprio l’accettazione autentica che consente agli altri si cambiare, se lo vogliono. Anche l’esagerato attaccamento al lavoro è un disturbo. È un mezzo per ignorare le proprie emozioni e dimenticare sé stessi. Il prezzo è una esistenza unidimensionale. Ma solo lui può decidere. Il compito della moglie non è di raddrizzare la sua vita, ma di arricchire la propria.
Esercitare il nostro potere reale di cambiare noi stessi e la nostra vita è affascinante. Quando la donna smette di cercare di cambiare lui e volge la sua energia a sviluppare i propri interessi, ne trae gioia qualunque cosa faccia La Norwood scrive acutamente “ Se vuoi sposarti per sfuggire al tuo orrore riuscirai solo a sposarti al tuo orrore . I vostri due orrori odieranno il matrimonio, tu sanguinerai e dirai che questo è amore”. È impossibile sentirsi depressi quando si è eccitati, ma poi la depressione diventa più profonda e ha una base fisica altroché emotiva. La donna che ama troppo ha bisogno di stimoli e se il partner comincia a comportarsi in modo normale, lei desidera qualcuno più eccitante e stimolante, che le dia il pretesto per non affrontare i propri sentimenti.
L’alcolismo, una dedizione ad una relazione dolorosa, sono il disturbo fondamentale che si deve affrontare: che il partner sia malato, crudele ecc. non fa differenza, queste sono manifestazioni del disturbo che affligge lei ed è lei che deve smettere di comportarsi così.
La negazione è un processo inconscio che si sviluppa spontaneamente. Lei è concentrata su di lui, i suoi problemi, il suo benessere. Ogni volta che lui è irritato considera la cosa come un suo fallimento. Lui è diventato il suo radar, il suo barometro. A proposito di una sua cliente, l’autrice commenta: Margo può continuare a cercare il partner perfetto che la renderà felice, oppure iniziare il processo lento e doloroso, ma più remunerativo, di imparare ad amare se stessa e dedicarsi a se stessa con l’aiuto di donne come lei.
Le donne che amano troppo sono spinte da un bisogno irresistibile di controllare chi è vicino a loro. Questo bisogno nasce da un’infanzia sottoposta a emozioni schiaccianti: paura, rabbia, tensioni, sensi di colpa, pietà per gli altri e per sé stessa. I meccanismi di autodifesa comprendono negazione e controllo.
Il gruppo di sostengo, su cui si sofferma l’autrice, nella parte finale del libro è un luogo per elaborare la propria guarigione. Questa è diventata una priorità. Significa che siete disposte a compiere tutti i passi necessari per amare voi stesse ed evolvervi spiritualmente. Sviluppare la propria spiritualità significa "rinunciare a imporre la propria volontà". Imporre la propria volontà significa credere di essere la sola che sa tutto. Dialogando con le sue pazienti la Norwood osserva: quando i sentimenti e le circostanze sono schiaccianti avete bisogno di una risorsa più grande di voi a cui potervi rivolgere. Sarete libere dalla pesante responsabilità di sistemare ogni cosa, controllare il vostro uomo e prevenire il disastro. Smettere di sorvegliare il vostro uomo. I guai suoi sono affar suo. È necessario svincolare il vostro ego da lui, dai suoi sentimenti e dalle sue azioni. Quando libererete gli altri da vostri tentativi di controllarli, la sensazione di non avere più il controllo di voi stesse potrà essere allarmante. Purtroppo cambiare qualcun altro ci affascina molto più che lavorare su noi stessi. È necessario smettere, perché lui non cambierà quasi mai per via delle vostre pressioni. Rimarrà sempre la tentazione di cercare ancora fuori di voi una ragione di vita. Reprimete questa tendenza e continuate a concentrarvi su voi stesse. Non lasciatevi invischiare nei giochi di interazione che si usano per evitare l’intimità.
Soccorritore, persecutore, vittima. Ciascuno dei due si alterna in questi ruoli (S) cerca di aiutare, (P) cercare di incolpare (V), l’innocente indifeso. Non avere altro che la vita interiore su cui concentrarsi dapprincipio può apparire noioso. Ma se riuscirete a resistere alla noia, si trasformerà nella scoperta di voi stesse.
Ecco i consigli finali della Norwood, rivolti alle sue pazienti: esaminate a fondo la vostra vita presente: cosa vi fa sentire bene e cosa vi fa stare a disagio. Scrivete due elenchi distinti. Le donne che amano troppo tendono ad addossare agli altri le colpe nella propria infelicità. Mentre negano i propri errori e responsabilità.
Così la Norwood incoraggia le sue pazienti che partecipano ai gruppi di guarigione: “Portate avanti i vostri progetti, come se non aveste nessun altro cui appoggiarvi. Non cercate appoggio nel vostro partner o nella vostra famiglia, che hanno bisogno che voi restiate le stesse di sempre per potere continuare a restare anche loro gli stessi. Imparate a dare a voi stesse. Datevi tempo, datevi attenzione, regalatevi esperienze invece di accumulare oggetti materiali. Dovete affrontare il terribile vuoto interiore che emerge quando non siete concentrate su un altro. Se non valorizzate i vostri talenti sarete sempre frustrate.”
La Norwood, durante le sue analisi incisive, mette in evidenza un principio valido per tutti: fino a che non ci assumiamo la responsabilità della nostra vita e della nostra felicità, non siamo esseri umani pienamente maturi. Poi continuando il suo dialogo con la sue pazienti afferma: per voi essere egoiste significa rinunciare al martirio. Il vostro benessere, i vostri desideri vanno realizzati prima e non dopo avere soddisfatto i bisogni degli altri. Vedervi realizzare la vita autorizza i vostri figli a fare lo stesso. Vedervi soffrire insegna loro che la vita non è altro che sofferenza. Diventando più sane ed equilibrate, otterrete l’attenzione di partner più sani ed equilibrati.
Chi ha imboccato con successo il cammino verso la consapevolezza, potrà fare partecipi altre donne delle propria esperienza. Ma questo è l’ultimo passo del processo di guarigione. Non date consigli, suggerisce la Norwood, spiegate cosa vi ha aiutato, condividendo così la vostra esperienza ed incoraggiando così anche le altre a prendere in mano la responsabilità della propria vita.
Dare il nostro amore senza aspettarsi niente in cambio è la cosa più naturale. Il matrimonio è un viaggio verso una destinazione ignota, verso la scoperta non solo di quello che uno non sa dell’altro, ma quello che entrambi non sanno di se stessi. Recitare una parte può essere entusiasmante, specialmente se il pubblico applaude. Lasciarsi amare è più difficile, perché deve scaturire da qualcosa davvero privato. Abbi fiducia in te stessa tanto da lasciarti amare dall’uomo scelto. La guarigione è un processo continuo, una meta da perseguire, non qualcosa che si può ottenere una volta per sempre.
La donna guarita ama se stessa, valorizza se stessa, invece di cercare il senso del proprio valore in una relazione. Non le necessita che qualcuno abbia bisogno di lei per avere l’impressione di volere qualcosa. Si lascia conoscere a livello profondo, ma non si espone al rischio si essere sfruttata. Apprezza più di ogni cosa la sua serenità. Le tragedie e caos del passato hanno perso il loro fascino. Quando l’accettazione è l’amore di se cominciamo a svilupparsi, queste donne si limitano a essere, invece che a fare. Dopo la guarigione, possono essere se stesse, come sono genuinamente, senza paura di essere respinte. La mutua commiserazione come criterio di amicizia viene rimpiazzata dai mutui interessi, il che è molto più remunerativo. La paura di abbandonare ciò che sono state e che allontana alcune donne dal cambiamento, non è la sofferenza bensì la paura dell’ignoto.
Ecco l’incoraggiamento finale del libro: per combattere la paura unite le vostre forze a quelle di altre compagne di viaggio. Liberatevi di tutto il dolore del passato e date il benvenuto alla salute, alla gioia, al successo che avete il diritto di rivendicare.



