Dottor... Rosmarino

©2004-2007 Vittorio Calogero

Nell'inserto speciale "Benessere: terapie non convenzionali" del quotidiano Repubblica, leggo un articolo di Roberto Suozzi sulle proprietà del rosmarino. Pur apprezzando la competenza e la precisione dell'autore, con tutto il rispetto per il lavoro pregiato svolto, devo dire francamente che, per un articolo a carattere divulgativo, che si rivolge ad un vasto pubblico è un po' troppo specifico.

Il rosmarino è una pianta, come l'autore spesso fa rilevare, apprezzata nella nostra gastronomia, che è sempre stata usata soprattutto nella cucina mediterranea.

Così scrive l'autore: Eccellente antiossidante, il rosmarino, i cui estratti hanno capacità simile a quella di due conservanti alimentari, il butilato di idrotoluene (BHT) e l'idrossianisolo butilato (BHA), è molto ricco di polifenoli, ove l'acido rosmarinico la fa da padrone, e dove il carnasolo ha evidenziato un notevole effetto antiepatotossico. Il rosmarino, apprezzata spezia della nostra gastronomia, contiene oltre a flavonoidi e acidi fenolici, anche un olio essenziale ad attività antimicrobica e ad azione tonica e stimolante, a livello cardiocircolatorio e del sistema nervoso centrale".

Sembrerebbe che per capirci qualche cosa sia necessario avere una laurea in chimica.

Tutte le precisazioni sulle caratteristiche chimiche della pianta mi sembrano ridondandi, se non addirittura inutili, considerando il carattere divulgativo della rubrica del giornale intitolata "benessere, terapie non convenzionali".

Essendo il rosmarino e altri sapori "tradizionali" nella cucina italiana, potremmo semmai parlare di terapia "convenzionale".

Ma parlare di "terapia" mi sembra esagerato e non è solo questione di linguaggio!

Ritengo che un linguaggio troppo scientifico ed analitico è potenzialmente generatore di aspettative illusorie. Spesso il lettore comune si fa suggestionare dalle parole difficili e, per non riconoscere la propria ignoranza sul loro significato, evita di porsi domande sulla loro utilità pratica.

Leggendo tutte le proprietà del rosmarino, la persona che legge potrebbe crearsi l'illusione che il rosmarino, in quanto pianta "miracolosa", lo libererà da tutti i mali.

Forse sarebbe stato opportuno mettere in evidenza come i benefici di questa pianta sono intimamente connessi al piatto a cui devono conferire sapore. Un po' di rosmarino aggiunto ad uno stufato di ceci, oltre a dare sapore potrà aiutare la digestione, ma lo stesso aroma aggiunto al brasato di manzo difficilmente potrà eliminare gli effetti pesanti della carne.

Quanto ho detto per il rosmarino può valere per tante altre spezie come l'origano, la salvia, il basilico, il prezzemolo, l'alloro ecc. Certamente dall'analisi chimica si potranno scoprire tante sostanze cui gli analisti daranno nomi incomprensibili per una casalinga. Ma l'utilità di queste spezie dipenderà sempre dal cibo base che esse accompagnano.

Lo stesso discorso può farsi per altri alimenti, per esempio il pomodoro, che un certo esperto cuoco definisce: il "principe della cucina mediterranea". Questo sarebbe allora un "principe" invasore e straniero, perché tale ortaggio è stato importato dal Sud America, dopo le prime scoperte dei colonizzatori portoghesi e spagnoli. L'analisi chimica dimostrerebbe che il pomodoro, in quanto ricco di una sostanza chiamata licopene, oltre ai carotenoidi, sarebbe un potente antiossidante e antitumorale.

Certo queste sostanze esistono e potrebbero avere degli effetti benefici sull'organismo, ma potrebbero anche creare l'illusione che i pomodori comunque fanno bene e più se ne consumano e meglio è. L'analisi chimica non si sofferma però su altri aspetti di questo alimento, che ha un effetto raffreddante, espansivo, e che è soprattutto ricco di acido ossalico, che si combina con il calcio in particolare dei latticini, con la conseguenza di creare calcoli di ossalato di calcio, sopratutto nella vescicola biliare e nei reni.

Quelli sopra elencati sono solo alcuni esempi di come l'uso di parole difficili nel campo dell'alimentazione possa portare a trascurare aspetti veramente importanti di quello che mangiamo.

In realtà, c'è una tendenza generalizzata nella stampa divulgativa, che tratta l'argomemto della salute, ad usare un approccio analitico e sensazionalistico. Ogni giorno si scopre una nuova sostanza, un'erba, una pozione, un nuovo prodotto "miracoloso", che viene descritto con un linguaggio e una terminologia difficilmente comprensibili.

Sarebbe auspicabile che le riviste e i giornali che pubblicano articoli e danno consigli di alimentazione e di salute rivolti al pubblico, resistessero alla tentazione di voler far colpo sul lettore per attirare la sua attenzione.

I consiglieri dell'alimentazione e della salute, anziché concentrarsi analiticamente sulle proprietà specifiche di una pianta, potrebbero forse soffermarsi un poco di più sui criteri generali di una corretta alimentazione e stile di vita. Lo studio delle tradizioni dei popoli che hanno creato delle civiltà durate per molti secoli, come quella della Mesopotamia, Cina, India, Roma antica, quella degli Incas, Atzechi ecc. forse potrebbero insegnarci di più sui segreti di un'alimentazione e di uno stile di vita salutari.

A redigere informazioni "scientifiche" già si occupano molto efficientemente le case farmaceutiche e tutte le altre aziende che cercano di sponsorizzare i propri prodotti.

A proposito del pubblico cui si rivolgono i giornali, quello che genericamente viene chiamato "l'uomo della strada", un mio vecchio e saggio professore di liceo diceva che ci sono due categorie principali di uomini della strada: quelli che stanno attenti, quando la attraversano, e quelli che si fanno investire.

Sarebbe molto utile, al pubblico che legge riviste sulla salute, se i redattori dessero consigli su come stare attenti a non farsi investire.