Tempo di feste tempo di slogan!
Antropologia quotidiana
©2004-2007 Vittorio Calogero
Un buon libro è sempre attuale, perché i comportamenti umani tendono ad essere sempre gli stessi. Sebbene siano trascorsi parecchi anni dalla lettura di un libro del prof. Remo Cantoni, le sue citazioni sugli slogan sono sempre attuali e pertinenti ai tempi in cui viviamo, perciò ritengo utile riportare alcuni concetti esposti nel suo libro “Antropologia quotidiana”.
Un tempo lo slogan era il grido di guerra o di un’adunata degli antichi clan scozzesi. Oggi è un motto o una parola d’ordine, adoperati da alcuni gruppi politici, oppure è una frase concisa, di sicuro effetto, che serve a propagandare o reclamizzare un prodotto. Gli slogan, afferma il prof. Cantoni, intimidiscono quello spirito critico che andrebbe invece ravvivato e contribuiscono a condizionare e manipolare le coscienze. Gli slogan sono sempre stati utilizzati, forse sono sempre esistiti, eppure mai come ora sono usati in modo così massiccio. Essi esercitano una loro funzione importante, soprattutto nel mondo politico e in quello economico. Scorciatoie per l’intelligenza, pensieri in compendio provvisti di notevole efficacia e incisività, il loro potere nella società contemporanea, dominata dai fin troppo discussi mass media, è grandissimo e in continuo crescendo.(1)
La coscienza individuale, già di per sé fragile e indifesa, è quasi ipnotizzata dallo slogan e della réclame. Le dittature d’ogni sorta, vivono di parole d’ordine, si rinfrancano con osservazioni perentorie. La potenza dello slogan consiste nel venire incontro ad interessi o aspirazioni, ad istinti o tendenze. Lo slogan, come la propaganda, è una forma di manipolazione, diretta o indiretta, palese od occulta, delle coscienze. Il termine ”manipolazione” non va inteso in senso moralistico, precisa Cantoni. Di società che non abbiano fatto uso di tecniche per manipolare la coscienza non se ne conoscono.
La manipolazione della coscienza è dunque un fenomeno antichissimo e lo ritroviamo già presente nelle società paleolitiche o “selvagge”, come attestano le ricerche di antropologia. Solo oggi, però sono state inventate le possibilità tecnologiche per attuare, su scala planetaria, una manipolazione totale della mente umana. La coscienza manipolata è indotta a pensare in termini sempre più dogmatici. La paura di pensare in proprio si presenta come una costante sociologica. L'uomo, essere limitato, ha bisogno di sicurezza, di un sistema di credenze cui fare riferimento. Eric Fromm, nel suo libro “Fuga dalla libertà”, scriveva «Le vocazioni dogmatiche dell’uomo sono tenaci e profonde. La maggior parte ama poco la libertà, perché ama poco i rischi. Il dogma è un sogno rassicurante e l’uomo preferisce al dubbio la certezza. L’umanità ha un istintivo bisogno di sottomissione. La libertà individuale sarà una bellissima cosa, ma non tutti hanno la forza di sopportarne il peso.»(2)
Per effetto della manipolazione politica e dei suoi martellanti slogan, la visione del mondo si semplifica e diventa puerile, sotto ogni cielo. Ad un universo vario, problematico, policromo, si sostituisce un mondo tendenzialmente uniforme e dogmatico. «La reale complessità dell’uomo, i suoi infiniti aspetti, i suoi enigmi, le sue contraddizioni stesse, che hanno sempre affascinato la ricerca filosofica e scientifica da Socrate a Pascal, da Montaigne a Freud, sono deplorati e disprezzati come vizi intellettuali e morali da rimuovere.»(3)
Si giunge così ad una visione del mondo manichea e fanatica. La certezza e l'arroganza possono essere compensazione di un’insicurezza e fragilità interiori. La coscienza manipolata è facilmente persuasa dalla lusinga di possedere la verità. Attraverso quel processo ben noto alla psicanalisi con il termine di “razionalizzazione”, l’uomo si convince che le sue opinioni corrispondono a verità storiche e razionali inconfutabili. Mentre l’uomo di scienza ha la mente aperta e considera il suo sapere sempre rivedibile e criticabile, l’uomo eterodiretto si pone al riparo di presunte verità infallibili e non si accorge di esaltare la mente chiusa.(4)
Fabio Gabrielli, in un suo articolo sulla rivista Lifegate, introducendo il libro di Romano Guardini intitolato “La fine dell’epoca moderna” così scrive: «L’uomo deve combattere contro il meccanismo della reclame, contro l’invadenza dello strepito, deve acquistare un’indipendenza di giudizio, resistere contro tutto ciò che “si dice”, ai rapporti non autentici, al rumore indistinto del mondo, dove gli altri sono tra le cose commerciabili, utilizzabili, ricambiabili.»(5)
I martellanti messaggi pubblicitari da cui siamo costantemente bombardati e che ci promettono il piacere e la felicità, ovviamente non hanno come scopo il nostro benessere e tanto meno la nostra libertà di scegliere; tendono solo a addormentare le nostre coscienze, per renderci docili strumenti di un sistema, che serve gli interessi e le volontà di una piccola minoranza. Dovremmo crearci un nuovo paradigma per vivere, diverso da quello che i mass media ci propongono incessantemente, con l’intento di consolidare in noi la tendenza alla passività e rinforzare e perpetuare la quasi generale mancanza di coscienza. Da queste influenze possiamo sfuggire, cominciando a valorizzare noi stessi, sopra il denaro e i beni materiali. Dobbiamo imparare ad integrare il mondo interno spirituale con quello esterno materiale. La nostra realizzazione possiamo solo sperimentarla interiormente, comprendendo il proposito della nostra vita. Ad un certo momento la nostra anima addormentata finalmente diventa inquieta e anela al potere di esprimere la verità di quello che realmente siamo. Tutti noi possediamo una bussola interna, solo che ci dimentichiamo di usarla. Dobbiamo cercare di guardare dentro di noi, per vedere dove siamo in questo momento e quali sono le cose che vogliamo cambiare. Alle volte, la paura di cambiare dal conosciuto, anche quando questo non ci piace, verso lo sconosciuto, c’impedisce di realizzare la magia di essere sul nostro cammino.
Gli esseri umani, se non decidono di crescere, se non fanno un salto nell'ignoto, rimangono come semi che non sono sbocciati. Se riusciamo ad essere grati all'esistenza per i doni gratuiti che essa ci offre costantemente, le festività acquistano un significato nuovo, diventano momenti di intimo contatto con noi stessi, di autoconoscimento, di riesame delle nostra azioni, ma anche di condivisione, di convivialità con le persone a noi care.
Questo dovrebbe avvenire senza escludere il nostro sentimento di solidarietà con la gran massa dei poveri e degli sfruttati della terra, i quali mancano dell'indispensabile per vivere. Ciò avviene non per la scarsezza di risorse, ma come conseguenza di una politica egoista e predatoria da parte dei Paesi più ricchi, che costituiscono il 20% della popolazione mondiale, dove l'eccesso, anziché creare benessere, crea piuttosto mal-essere, anche durante le feste, che hanno perduto il loro carattere di sacralità e sono spesso vissute come mera convenzione sociale Sta a noi decidere di festeggiare in modo diverso, seguendo la voce dei nostri bisogni interiori e riscoprendo quei valori e quelle aspirazioni, forse momentaneamente sopite, ma sempre vivamente presenti nel nostro cuore.
(1) Remo Cantoni –Antropologia quotidiana
(2) Eric Fromm - Fuga dalla libertà
(3) Remo Cantoni. op.cit.
(4) Remo Cantoni. op.cit.
(5) Fabio Gabrielli sulla rivista Lifegate



