La terza età: problema o opportunità?

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La terza età: problema oppure opportunità? 

Visitando ancora una volta il Portogallo, ho avuto la netta sensazione che lì si presentano e si dibattono i problemi connessi alla salute e alla qualità della vita degli anziani: questioni che sono in aumento in tutti i paesi occidentali.

L’aumento della speranza di vita e la diminuzione della natalità portano con sé una serie di conseguenze complesse e gravose per il nostro tipo di società.

In Portogallo è stato creato un Istituto per l’invecchiamento, che si propone di contribuire a una vera sociologia dell’invecchiamento, basata su studi intensivi e inchieste sociologiche. La fondazione dell’Istituto ha coinciso nel 2013 con la celebrazione dell’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni.

Il prolungamento della vita comporta, tra l’altro, una maggiore vulnerabilità per quanto riguarda la salute degli anziani, maggiore isolamento sociale e solitudine e la stigmatizzazione della vecchiaia, che induce una discriminazione escludente o paternalista nei confronti degli anziani.

Il continuo aumento della speranza di vita, se da un lato può considerarsi una benedizione universale, dall’altro potrebbe comportare che le nuove generazioni siano le vittime della crescente longevità dei propri genitori e nonni: potrebbe sorgere una competizione tra seniori e giovani nel mercato del lavoro.

Si parla d’invecchiamento "attivo", nel senso che gli anziani dovrebbero essere educati e incoraggiati ad "aiutare se stessi", attraverso una manutenzione motoria e cognitiva, onde evitare l’isolamento, l’abbandono, la solitudine.

Nei giorni nostri la maggior parte delle famiglie non ha tempo e disponibilità per seguire gli anziani. Sotto quest’aspetto le università per la terza età svolgono un compito importante. La crescita di queste strutture è stata esponenziale in Portogallo, tanto che circa 200 si sono registrate presso l’associazione – rete delle Università della terza età. Queste università contribuiscono sicuramente a una migliore qualità di vita degli anziani, che possono partecipare ad attività culturali, formative, sportive sentendosi così più utili e felici. Sono possibilità devono essere divulgate tra gli anziani, affinché essi possano mantenersi attivi anche dopo il pensionamento.

Poiché in Portogallo il numero delle persone oltre i sessanta anni supera quello dei giovani sotto i sedici anni, un dato assolutamente nuovo nella storia del Paese, si potrebbe creare una specie di "attrito civile" in cui i giovani lottano per trovare lavoro mentre gli anziani assorbono la maggior parte delle risorse disponibili. Ciò significa che politici, pianificatori, tecnocrati tutti dovrebbero svolgere un ruolo per creare una società in cui il benessere degli anziani sia attivamente promosso, senza conflitti generazionali. Naturalmente dovrà essere esercitata la responsabilità individuale per preparare la migliore transizione verso una società maggiormente integrata. Infatti l’invecchiamento attivo richiede una responsabilità individuale, per costruire questo percorso, e una responsabilità collettiva della società, per creare le condizioni affinché il percorso si possa realizzare.    In Portogallo l’obiettivo principale dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo è stato di creare nuove prospettive più positive e lungimiranti  nell’affrontare il processo di invecchiamento.

Bisognerebbe anzitutto accantonare e considerare come superati certi stereotipi che si hanno sui vecchi, che spesso sono considerati sinonimo d’inutilità. In realtà ci sono molti anziani che sono attivi e partecipano alla vita sociale.

Altro obiettivo deve essere quello di avvicinare le generazioni tra loro, cambiando un modello di società che segrega gli anziani. La famiglia ha cessato di essere una famiglia comunitaria, in cui le generazioni erano vicine e crescevano insieme. In questo momento c’è un divario tra le generazioni, ma lo si può superare con la formazione, l’educazione e le buone pratiche. Dobbiamo avvicinare le generazioni tra loro, perché tutti abbiamo qualcosa da dare.

Ognuno di noi ha la sua esperienza e i suoi talenti: attraverso lo scambio possiamo costruire una società migliore. Anziché separare, dobbiamo cooperare, per creare una vita migliore per tutti. Le persone più anziane hanno un vissuto, un apprendimento, che s’impara solo con la vita, che i giovani semplicemente non hanno, perché non hanno vissuto ancora a lungo. 

Anche se siamo in una società consumista, molto individualista ed egocentrica, stiamo assistendo alla rottura di questo modello per fare spazio a una nuova società, in cui si risveglino la vicinanza, l’affetto e la solidarietà.

In Portogallo l’associazione "Vida" / VITA è stata instancabile nel promuovere l’avvicinamento dei vecchi. Nel 2010 essa ha dato inizio al progetto "Città amica delle persone anziane", dopo avere identificato pratiche e servizi necessari per raggiungere quest’obiettivo. In termini pratici, una città amica degli anziani adatta le sue strutture e i servizi in modo che funzionino e siano accessibili alle persone vecchie con differenti necessità e capacità. Secondo l’OMS (Organizzazione  mondiale della sanità), "una città amica delle persone anziane, stimola l’invecchiamento attivo, creando condizioni di salute, partecipazione e sicurezza, in modo da migliorare la qualità della vita quando le persone invecchiano".


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