Serenamente centosei

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Ritornando al mio paesello...


Cartolina napoletana d'epoca.


...ho trovato il necrologio di una donna vissuta fino all'età di centosei anni. Mi ha sorpreso il prologo: "Serenamente come ha vissuto è mancata all'affetto dei suoi cari O. M., vedova, di anni centosei". Oltre alla sua veneranda età, quello che dovrebbe ispirarci e farci riflettere di questa signora è che ha vissuto ed è mancata serenamente. Invece la grande maggioranza dei necrologi annunciano la dipartita di persone decedute "improvvisamente" oppure "dopo lunga e dolorosa malattia".

Intanto si continuano a pubblicare libri che promettono una vita lunga, fino a cent'anni e oltre. Secondo me si tratta dei soliti slogan che fanno leva sul desiderio conscio o inconscio di ognuno di noi di vivere a lungo. Anche la scienza prevede e promette per il futuro una vita sempre più lunga. In realtà quello che accade e che dovrebbe farci riflettere è il fatto che aumentando la durata della vita aumentano anche gli anni di malattia.

Essendo trascorsi oltre sette anni dalla prima edizione del mio libro sulla longevità, voglio fare alcune considerazioni basate sulla mia esperienza in questi anni, nei quali ho continuato le mie letture e ricerche sull'argomento della longevità, che mi appassionata.

È un dato accertato che, in tutto il mondo, le persone vissute a lungo, nella stragrande maggioranza dei casi, erano gente semplice, appartenente a culture tradizionali, che mantenevano saldi legami con la terra. Certamente queste persone non si facevano pubblicità e non si vantavano di essere longeve. Per loro era naturale l'essere longevi. Magari ringraziavano di ciò una divinità o la buona sorte.

Purtroppo i mass media, piuttosto che contribuire a un'attività educativa, vanno a caccia di notizie sensazionali, avanzando previsioni future e cercando di immaginare come sarà la vita degli anziani tra venticinque o cinquanta anni.

Siamo martellati dalla pubblicità, la manipolazione sistematica delle masse è diventata scienza. Tante idee false sono maturate guardando la televisione e i suoi spettacoli dove il corpo è un manichino a disposizione della moda, che deve rispondere a certi canoni estetici diffusi dalla nostra cultura, in cui è prevalente l'atteggiamento secondo cui apparire è più importante che essere. Non sarebbe più proficuo pensare a quello che noi stessi possiamo fare per coronare la nostra vita con una vecchiaia sana, attiva e vissuta con gioia e consapevolezza?1 Il segreto di invecchiare in buona salute dipende, in massima parte da fattori controllabili.

Nelle società industriali la maggior causa di morte è costituita da malattie del "benessere": patologie cardiache, cancro, infarto obesità, diabete.2 Queste malattie sono quasi sconosciute tra gli anziani che si alimentazione a base principalmente vegetale, come avviene nella Cina rurale, nell'isola giapponese di Okinawa e come accadeva fino a pochi anni fa nella regione Hunza (Pakistan), a Vilcabamba (Ecuador) e in altre culture tradizionali in Sardegna e Calabria. Allora perché non si riescono a mettere in pratica su vasta scala questi approcci più umani, più semplici ed efficaci?

Sovente le tanto sbandierate ricerche genetiche creano aspettative ed illusioni. Molti pazienti potrebbero essere indotti a non fare nulla per la propria salute e a trascurare quelle iniziative semplici, ma efficaci, che permetterebbero loro di mantenersi in buona salute e avviarsi a una vecchiaia lunga e serena. Abbiamo già detto dei fattori che promuovono salute e longevità: alimentazione appropriata, movimento, respirazione e innanzitutto un nuovo atteggiamento mentale che comporti un diretto coinvolgimento personale nella gestione della propria salute.

Insomma una rivoluzione pacifica dentro di noi, basata sulla convinzione che noi possiamo essere artefici della nostra vita e del modo in cui vivremo la vecchiaia Le persone che la gerontologia definisce modelli di invecchiamento (successful aging) hanno interessi, hanno stimoli, affetti, coltivano relazioni sociali. Sono capaci di instaurare un circolo virtuoso: sono attive perché stanno bene, stanno bene perché sono attive e in tal modo, senza sforzo, danno il proprio contributo alla società senza essere un peso.

Gli anziani devono assumere le proprie responsabilità e non aspettare che siano gli altri a trovare la soluzione dei loro problemi e la soddisfazione delle loro necessità. Devono convincersi di avere il potere di fare quello che vogliono e la capacità di innescare dei meccanismi di cambiamento. La fiducia degli anziani nelle proprie potenzialità di autorealizzazione e di crescita spirituale è il primo passo per trasformare la terza età nella stagione più bella e concreta della vita.


1 p.23 L'arte della longevità. V. Calogero, Infinito Ed.
2 Ibidem p.32