Lettera di Capodanno

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Gli auguri di Vittorio per le feste.

Mombaruzzo

Dicembre 2019


Care amiche, cari amici,



mi ricordo di avere già scritto tempo fa una lettera di contenuto simile a quella che ricevete ora. Purtroppo le cose non sono per nulla cambiate, anzi direi che a livello di vita sociale sono peggiorate. Questo non significa che dobbiamo abolire gli auguri e le festività.

Piuttosto potremmo dare alle stesse un significato diverso e approfittarne per riflettere sui nostri valori e aspirazioni, decidendo di attuare dentro di noi quei cambiamenti che vorremmo vedere nel mondo.

Lamentarsi dei politici, della corruzione dilagante, della crisi di valori in cui stiamo vivendo, può essere uno sfogo comprensibile, ma penso che non cambierà nulla.

Allora rimbocchiamoci le maniche e cominciamo subito a mettere in pratica, per quanto possibile, nella nostra vita quotidiana quei cambiamenti che vorremmo vedere nel mondo, senza aspettare che Babbo Natale risolva i nostri problemi.

A proposito Voi cosa pensate delle feste comandate?

La parola stessa insospettisce, perché mi fa pensare che c’è qualcuno che comanda, cioè impone i soliti rituali consumistici/commerciali con il corollario di mercato, concorrenza e manipolazione dei mass-media.

Per me Babbo Natale, la Befana, la Pasqua sono morte da tempo, di malattia causata da stress, da cibo spazzatura (junk food) e dalle le già citate usanze consumistiche.

Siamo bombardati da messaggi pubblicitari che ci promettono il piacere e la felicità e che, ovviamente, non hanno come obiettivo il nostro benessere e tanto meno la nostra libertà di scegliere. Tendono solo ad addormentare le nostre coscienze per renderci docili strumenti di un sistema che serve agli interessi e alla volontà di dominio di una piccola minoranza.

Nonostante gli auguri “convenzionali” che ci scambiamo in occasione delle feste “comandate”, di compleanni, di anniversari, dentro di noi rimane il dubbio e lo scetticismo.

La maggior parte degli esseri umani continua a soffrire di malattie, insoddisfazione esistenziale, difficoltà di comunicazione, isolamento.

Potremmo affermare che “ci hanno rubato le festività”, ma l’espressione suona come un vittimismo sterile. Penso che anche noi siamo responsabili di questa situazione, perché abbiamo permesso ai “soliti ignoti” di derubarci della dimensione festiva della vita, che noi abbiamo dimenticato.

Per me essere “festivi” significa avere la capacità di godere momento per momento di quello che ci viene incontro. Nelle attività commerciali (negotium) il risultato è importante, nelle FESTIVITA’ (otium) non c’è nulla da conseguire, perciò possiamo godere quello che accade in ogni momento.

Dovremmo crearci un nuovo paradigma del vivere, differente da quello che i mass-media ci propongono insistentemente.

Quando ci sentiamo totalmente in vita siamo felici, senza una ragione specifica, grati all’esistenza per i doni gratuiti che essa ci offre incessantemente.

Le festività possono assumere un significato nuovo, diventare momenti di contatto intimo con noi stessi, di auto-conoscenza, di convivialità e condivisione con le persone a noi care, ma anche di solidarietà con la massa di poveri e sfruttati della terra, che mancano dell’indispensabile per vivere dignitosamente.

Questo avviene non per la scarsezza di risorse della terra, ma come conseguenza di una politica egoista e predatoria da parte dei paesi più ricchi, che costituiscono il 20% della popolazione mondiale, dove l’eccesso anziché creare ben-essere, crea piuttosto mal-essere, anche durante le feste.

Sta a noi decidere di festeggiare in modo diverso, riscoprendo quei valori ed aspirazioni, sempre vivi nel nostro cuore.



Ringrazio tutti quelle persone che mi hanno inviato gli auguri. Fa sempre piacere essere ricordati da amici e conoscenti, per cui ricambio di cuore e auguro a tutti salute, pace e serenità



Un abbraccio

Vittorio